Far del bene fa bene!

Potrebbe essere lo slogan di un’associazione di volontariato, ma si tratta della verità: un’ampia revisione di 40 ricerche, pubblicata sulla rivista BMC Public Health dimostra che occuparsi degli altri e spendersi in attività benefiche non è vantaggioso solo per chi riceve le nostre attenzioni, ma anche per la nostra salute: il volontariato infatti aumenta il benessere generale, allontana il rischio di depressione, ci rende più soddisfatti di noi stessi e addirittura potrebbe allungare la vita.

REVISIONE – Lo ha scoperto Suzanne Richards dell’università di Exeter in Inghilterra, andando a rivalutare i dati di 40 ricerche precedenti sull’argomento: «Numerosi dati paiono deporre a favore di un effetto positivo del volontariato sulla salute, ma per lo più si tratta di evidenze narrative e nessuno aveva mai messo a confronto i dati degli studi sperimentali condotti sul tema. Noi abbiamo analizzato tutti assieme i risultati di ricerche sperimentali e di studi longitudinali di coorte, durati molto a lungo», spiega Richards. Stando ai risultati dell’approfondita analisi, i vantaggi per la salute mentale sarebbero chiari: miglior benessere generale, minor rischio di ansia e depressione, una maggiore soddisfazione per la propria vita in generale. Alcuni dati hanno anche suggerito una riduzione della mortalità del 20 per cento, tuttavia la dottoressa Richards ammette che le prove dei benefici sulla longevità sono meno schiaccianti.

IMPEGNO – «Per raccogliere i frutti del volontariato è anche importante sentire che far del bene agli altri ci “restituisce” qualcosa: essere consapevoli di trarre benefici psicologici dall’aiuto all’altro, in pratica, è in sé una molla positiva», spiega Richards. I dati peraltro confermano quelli di uno studio pubblicato suJAMA Pediatrics , secondo cui anche gli adolescenti impegnati in progetti di volontariato stanno meglio: calano colesterolo, marcatori dell’infiammazione e pure il peso, in più si registrano effetti positivi sull’autostima, l’umore, la capacità di empatia e la salute mentale. I meccanismi con cui il volontariato può far bene alla salute non sono chiari: alcuni ipotizzano che alcune conseguenze positive sul fisico dipendano dal fatto che spesso i volontari passano una maggior quantità di tempo all’aria aperta o muovendosi. Altri sottolineano che aiutare gli altri è appagante per la psiche e questo, attraverso il sistema neuroimmunoendocrino che “mette in comunicazione” cervello, sistema immunitario e attività metaboliche, avrebbe ripercussioni benefiche su tutto l’organismo. «Saranno necessarie ulteriori indagini per capire se altri fattori sociali, culturali e biologici si associno ai vantaggi del volontariato – ammette Richards –. La speranza è che un numero sempre più nutrito di persone si avvicini a queste attività: in Europa la prevalenza del volontariato fra gli adulti si ferma attorno al 22 per cento, negli Stati Uniti sale al 27 e in Australia addirittura al 36 per cento della popolazione. Visto che aiutare gli altri è un’iniezione di benessere, è auspicabile che il numero di volontari cresca sempre più.

RETE DEL DONO

VISITATORI

Visite agli articoli
24170

find shoes